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( Recensione di Marcello pubblicata il 19/05/2015 )

"The Dirty Affair"

Gruppo
Kezia

Titolo
The Dirty Affair

Tracce
1 - Before I Leave
2 - Ebola
3 - The Dirty Affair (Between Pelican and Bear)
4 - Sneakers
5 - Barabba Son's Song
6 - Quendo
7 - Preludio
8 - Treesome

Anno
2015

Etichetta
logic(il)logic Records

Genere
Alternative, Progressive

Provenienza
Italia

Line-Up
Pierlorenzo Molinari - Vocals
Antonio Manenti - Guitars
Alberto Armanini - Keyboards
Fabio Bellini - Bass
Michele Longhena - Drums

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A volte spendere tantissime parole su un album, parlando delle singole tracce per descrivere le emozioni che suscitano, o le atmosfere che creano, o il loro incedere più o meno lento/veloce, o quanto sono grintose qui o quanto sono melodiche lì, o etc. etc. etc., non sarebbe comunque sufficiente a spiegare certi lavori, il cui solo ascolto può fare capire quanto una band sia capace di comporre pescando dal consistente bagaglio musicale, naturalmente presente quando si ha a che fare con background differenti, ma non per questo necessariamente contrastanti.
È anche vero che in molti casi in cui si mischiano troppe cose, il risultato più probabile sia quello di creare un vero e proprio pasticcio che alla fine dei conti non sa di nulla... però credo non sia questo il caso, o almeno, per come ho assimilato io l'album non ho avuto assolutamente questa impressione. Tra l'altro ammetto candidamente che il genere trattato, anzi i generi trattati sarebbe più giusto dire, dai Kezia non rientrano nel mio parco ascolti preferito, anche se mi ritengo fortunato nel non avere particolari indisposizioni (salvo rari casi) ad ascoltare senza problemi un po' tutti i generi e sottogeneri abbondantemente presenti nel rock/metal. Con questa premessa anticipo che per parlare di "The Dirty Affair" non ricorrerò, come generalmente è mio solito fare, a un track by track, forse semplicemente perché non riuscirei a farlo, o magari potrei farcela ma con il piccolo inconveniente di scartavetrarvi gli zebedei con miliardi di parole, creando probabilmente un minestrone che non renderebbe giustizia al lavoro che ho tra le mani.
Quello che dunque voglio cercare di fare in questa recensione è incuriosirvi, mettervi sul piatto gli aspetti basilari del progetto, e spingere ad approfondire chiunque vi trovi qualche elemento che stuzzichi il proprio palato.
Partiamo dal punto fermo che la struttura portante degli 8 brani presenti in "The Dirty Affair" è di natura progressive, ma in questo pentolone i Kezia ci fanno finire del pop, ska, swing, jazz, soul, musica elettronica, epic power... e non metto la mano sul fuoco sul fatto di non essermi perso anche qualcos'altro!
Diciamo che la peculiarità delle composizioni è nel saper passare, quando meno ce lo aspettiamo, dai ritmi incalzanti del prog a tutt'altro o viceversa; in ogni traccia c'è da aspettarsi qualcosa che, a prescindere, lascerà spiazzati al primo impatto e affascinati poco dopo. Il fenomeno è il seguente: vi state abituando allo stile e all'andamento del brano quando all'improvviso ZAP, i Kezia chiudono tutto e reinventano il pezzo... e il fatto è che, nonostante inizialmente vi chiediate "ma che cavolo hanno combinato?", subito dopo vi direte che "a quel punto la canzone non poteva che andare così!"... magia del saper comporre secondo il mio poco autorevole giudizio!
Un plauso, anzi una standing ovation, lo faccio personalmente al singer Pierlorenzo Molinari, il quale dimostra una malleabilità e duttilità vocale assolutamente invidiabile che spazia dal power/prog più potente al calore di uno swing/soul, davvero notevole e sicuramente fautore principale del mio apprezzamento verso questo lavoro.

Concludendo, a volte non occorre spendere milioni di parole per dire quanto un album sia piaciuto o abbia colpito, a volte basta semplicemente dire: quest'album, "The Dirty Affair", mi è piaciuto, ma soprattutto mi ha lasciato molto stupito, positivamente si intende!

Marcello



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