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( Recensione di Marcello pubblicata il 11/04/2015 )

"Non-Euclidean Spaces"

Gruppo
Anthropia

Titolo
Non-Euclidean Spaces

Tracce
1 - Strange Aeons
2 - The Melancholy of R.C.
3 - Silver Twilight Lodge
4 - The Part of Them in Me
5 - Unknown Kadath
6 - Seeds of Decay
7 - When the Stars Come Right
8 - Crawling Chaos
9 - The Snake Den
10 - Lost in Time and Space
11 - Fuoco
12 - Credits

Anno
2015

Etichetta
Adarca Records

Genere
Power, Progressive

Provenienza
Francia

Line-Up
Nathalie Olmi - Vocals
Hugues Lefebvre - Classical and Electric Guitars, Vocals
Yann Mouhad - Electric and Acoustic Guitars
Julien Negro - Bass
Damien Rainaud - Drums

Special Guest
Arjen Anthony Lucassen (Ayreon, Star One) - Narration
Edu Falaschi (Almah, ex-Angra) - Vocals on Track 9
Laurent Tardy - Piano on Track 4
Pascal Allaigre - Guitar Solo on Track 9

Contatti
Sito Ufficiale

Gli Anthropia sono una progressive/power metal band francese fondata nel 2003 dal cantante/chitarrista Hugues Lefebvre, ispirata nel sound da gruppi come Symphony X, Megadeth, Pain of Salvation, Ayreon, Dream Theater etc.
Nel 2006 esce il primo album in studio, intitolato "The Ereyn Chronicles, Part 1", seguito da "The Chain Reaction" nel 2009 e dal live album "Acoustic Reactions", ottenuto dalla registrazione di uno spettacolo unplugged nel 2010.
A circa sei anni dall'ultimo lavoro in studio, ecco uscire il 15/03/2015 per la "Adarca Records" il terzo album della band, intitolato "Non-Euclidean Spaces", contenente 12 tracce.
Il concept del disco è un omaggio allo scrittore americano Howard Phillips Lovecraft e ai suoi miti di Cthulhu, il titolo è un richiamo alle geometrie non euclidee a lui tanto care, mentre i temi principali presenti nell'album sono la nostalgia, la malinconia, la misantropia, la magia e la pazzia, tutti soggetti importanti per Lovecraft.
Addentriamoci subito in questa rivisitazione in chiave musicale delle novelle del Maestro americano e scopriamo quali importanti guests hanno affiancato gli Anthropia in questo corposo lavoro.

"Strange Aeons" è un breve intro di chitarra acustica e tastiere, dolce e malinconico, che ci porta alla prima vera traccia dell'album: "The Melancholy of R.C.". Randolph Carter è un personaggio creato dalla fervida mente di H. P. Lovecraft, suo alter ego nella Terra dei Sogni e protagonista dei racconti "La dichiarazione di Randolph Carter", "L'Innominabile", "La Chiave d'Argento", "Attraverso le porte della Chiave d'Argento" e del romanzo "La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath", ovvero le cinque storie che formano la cosiddetta "Saga di Randolph Carter", che a sua volta fa parte del "Ciclo dei Sogni". Ciò che accomuna il "Ciclo dei Sogni" alle più conosciute opere che compongono il "Ciclo di Cthulhu" sono proprio le divinità che popolano questa Terra dei Sogni. Fatta questa doverosa premessa, vediamo cosa ci propongono dal punto di vista musicale gli Anthropia. Facciamo subito la conoscenza con la bella voce di Nathalie, che ci sussurra il titolo mentre si insinua una base elettronica acida fino a sfociare in un groove claustrofobico. L'accoppiata vocale Nathalie/Hugues si dimostra subito piacevole e ben adatta alle sonorità moderne proposte, le ritmiche sono dinamiche e ben accompagnano i vari momenti del brano, a tratti dilatati a tratti incalzanti, dando vita ad atmosfere sognanti ma pregne di malinconia e a tratti inquietudine.
"Silver Twilight Lodge" si muove su territori molto cupi con passo cadenzato, alternando distorsioni a inquietanti stacchi acustici, mentre i due cantanti danno vita a sinuosi intrecci vocali e corali molto suggestivi. Un pizzico di fascino mediorientale, passaggi che rasentano la follia paranoica e un buon apporto tastieristico/sinfonico e anche questo brano si rivela decisamente intenso e ricco di atmosfera.
Una nostalgica mestizia avvolge "The Part of Them in Me", aperta dall'arpeggio di una chitarra acustica ad accompagnare le voci corali di Nathalie e Hugues, con il successivo ingresso del pianoforte suonato dalla guest Laurent Tardy. Il brano si srotola lungo 10 minuti, cullandoci malinconicamente con parti sinfonico/melodiche o incalzando maggiormente con digressioni prog, mantenendo quell'aura oscura che impregna l'intero album. Davvero notevole la prestazione di Nathalie.
Sapore epico e incedere maestoso per la successiva "Unknown Kadath", breve strumentale dal passo cadenzato che va a collegarsi direttamente a "Seeds of Decay". Questa sesta traccia invece ha una struttura cangiante, alternando momenti di nostalgica melodia a inserti dalla natura folle o profondamente oscura. Sempre ben inserite le parti corali e sinfoniche, pronte a dare maggiore enfasi e a sottolineare i passaggi con maggior pathos. Molto suggestive anche le parti narranti affidate alla guest Arjen Anthony Lucassen, e presenti lungo quasi tutti i brani.
"When the Stars Come Right" si muove sugli stessi binari, trasportandoci in ambientazioni sognanti che da un momento all'altro possono oscurarsi e farsi ostili. D'altronde è questo il tema principale delle opere da cui il concept prende spunto: fantasy e horror erano il pane quotidiano del grande Lovecraft. Grintose e taglienti le ripartenze in cavalcata power/prog, che spesso vanno a squarciare il velo di malinconia innalzato da synth e chitarre in clean.
"Crawling Chaos", ovvero Nyarlathotep, una delle figure chiave dei Miti di Cthulhu. Il pezzo alterna ritmiche cadenzate e cavalcate in mid-tempo, presentandosi grintoso sulle strofe e aprendosi melodicamente sui ritornelli. Un break atmosferico nella parte centrale ci offre un momento strumentale quasi fusion seguito da una parte solista dal fascino oscuro.
Forte è la componente prog in "The Snake Den", traccia bella incalzante e coinvolgente, con qualche apertura melodica a dare respiro alla struttura. Qui abbiamo la partecipazione di ben due guests, ovvero Edu Falaschi alla voce e Pascal Allaigre all'assolo di chitarra.
La successiva "Lost in Time and Space" presenta un andamento più contenuto e trasuda un'aura più oscura, mentre in chiusura troviamo "Fuoco", una cover strumentale del compositore francese Roland Dyens riarrangiata da Hugues, e "Credits", bel brano ricco di groove e melodia, dove si può apprezzare un gran bel lavoro di Julien al basso.

Concludendo: "Non-Euclidean Spaces" è un album molto interessante il cui ascolto è risultato piacevole e coinvolgente. Personalmente mi sento di consigliarne l'ascolto agli amanti del genere, complice anche un interessante concept e le affascinanti atmosfere che gli Anthropia sono riusciti a creare.

Marcello



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