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( Recensione di Marcello pubblicata il 24/02/2015 )

"Orpheus"

Gruppo
Desecrate

Titolo
Orpheus

Tracce
1 - Muse
2 - Tears of Blood and Sand
3 - Fifteen Million Merits
4 - To the Hades and Back
5 - Elements
6 - The Grecian Urn
7 - Blood Prison
8 - Nevermore
9 - Chaos and a Dancing Star
10 - I'm Workin' on It

Anno
2015

Etichetta
House of Ashes

Genere
Melodic Death

Provenienza
Italia

Line-Up
Gabry Giorgi – Vocals
Francesco Scavo – Guitars
Dave Piredda – Bass
Andrea Grillone – Piano
Paolo Serboli – Drums

Contatti
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Arriva il secondo album del nuovo corso dei Desecrate, il terzo considerando "Moonshiny Tales" pubblicato nel 1999, due anni prima dello scioglimento del gruppo. I deathsters liguri si riformarono nel 2010, con alla guida i tre membri storici Gabry Giorgi al microfono, Francesco Scavo alle chitarre e Paolo Serboli dietro le pelli, dando alle stampe nel 2012 l'ottimo "XIII, the Death". Iniziamo subito l'ascolto di "Orpheus".

La strumentale "Muse" apre questo nuovo album con le sue note dal fascino antico, melodie delicate come seta che contrastano con un pulsante effetto elettronico in sottofondo, capace di infondere una certa inquietudine al sound.
La successiva "Tears of Blood and Sand" si ricollega idealmente a "Muse" riprendendone il tema musicale con il pianoforte, mentre il pulsare elettronico viene sostituito dal riffing ruvido delle chitarre. È la malinconia il sentimento che costantemente affiora da queste nuove composizioni del combo ligure, sia per la presenza del cupo pianoforte, strumento che si conferma protagonista e non semplice orpello, sia per la tessitura chitarristica che propende verso una aggressività drammatica piuttosto che violenta, sia per l'impostazione vocale, un growl profondo e variegato che spesso comunica angoscia e disperazione e che di tanto in tanto lascia spazio a melanconiche clean vocals. Melodia e potenza sono ben miscelate dunque, e il brano avanza in mid-tempo trasferendomi da subito un certo coinvolgimento emotivo.
Una bella grinta arriva con "Fifteen Million Merits", con la massiccia apertura del roboante basso di Dave a cui si affiancano il terremotante drumming di Paolo e le poderose chitarre di Francesco. Un tocco di inquietudine si avverte nel momento in cui Andrea si inserisce, accompagnando le strofe cadenzate di Gabry, con le sinistre note del suo piano. Lo stacco melodico verso la metà del brano distende l'atmosfera; chitarre acustiche, piano e voce pulita si fanno avvolgenti crescendo pian piano di intensità, poi arcigne harsh vocals si sostituiscono alle clean, l'arpeggio passa in distorsione e parte un bell'assolo.
Grande l'impatto emotivo di "To the Hades and Back", traccia che dimostra una notevole irruenza sia nella sua struttura sia a livello di pathos. I Desecrate dimostrano tutta l'esperienza maturata in un songwriting curato e bilanciato, inserendo le sezioni melodiche senza che il brano perda di intensità.
"Elements" parte frenetica presentando una sequenza di cambi di ritmiche, ma con un sottofondo di inquietudine a permeare ogni partitura di piano e chitarra.
Se l'introduzione acustica di "The Grecian Urn", riproposta poi anche in chiusura, richiama le sonorità della cultura ellenica, poco dopo ci ritroveremo in balia di incalzanti fughe e avvolgenti momenti di melodia in perfetto stile Swedish death ispirato ai pionieri Dark Tranquillity. Altra traccia davvero molto bella di un lotto che non mostra un solo calo di tensione o ispirazione.
Le tetre note del piano aprono "Blood Prison" accompagnate da una batteria digitalizzata, per poi duettare con la ruvida chitarra in un crescendo vorticoso di ritmiche. Le atmosfere raggiungono apici di drammaticità molto alti, in un brano che si rivela travolgente sia a livello di esecuzione che di pathos.
Si respirano tensione e malinconia nella bella "Nevermore", mentre "Chaos and a Dancing Star" ci travolge con la sua particolare energia e "I'm Workin' on It" chiude l'album con ottime e coinvolgenti linee melodiche.

Questo nuovo lavoro presenta un'impronta stilistica meglio delineata rispetto al precedente "XIII, the Death", album che mostrava una vena forse più sperimentale. "Orpheus" appare come un album più compatto e omogeneo nei suoi contenuti, dieci tracce di death metal melodico che sapranno conquistare senza problemi i fan del "Gothenburg Sound" e in particolare coloro che, come me, amano le malinconiche sonorità di cui i Dark Tranquillity sono maestri, ma i Desecrate non sono certo da meno!
Piccola nota sulla formazione: Francesco Scavo, chitarrista storico fin dal 1998, dopo le registrazioni di "Orpheus" ha lasciato la band sostituito da Cesare De Troìa.

Marcello



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